La basilica della Madonna del Sangue a Re vista dalla strada, con la grande cupola e le torrette in pietra sotto un cielo nuvoloso
La basilica della Madonna del Sangue a Re vista dalla strada, con la grande cupola e le torrette in pietra sotto un cielo nuvoloso. Foto: Clemensfranz · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons

Un santuario nel cuore della valle

Percorrendo la Valle Vigezzo verso il confine svizzero, poco oltre Malesco, si vede emergere una grande cupola di pietra grigia. È la basilica della Madonna del Sangue di Re, il principale luogo di culto della valle e meta di pellegrinaggi da Piemonte, Lombardia e Canton Ticino. Da Santa Maria Maggiore si raggiunge in pochi minuti d'auto, oppure con la Ferrovia Vigezzina, che ha una fermata in paese.

Il santuario è legato a un evento che la tradizione colloca il 29 aprile 1494, e che ogni anno, proprio in quei giorni, viene ricordato con celebrazioni molto sentite.

Il racconto del prodigio

Secondo la tradizione, quel giorno alcuni giovani del paese giocavano alla piodella, un antico gioco che consisteva nel lanciare pietre piatte, davanti alla piccola chiesa di San Maurizio. Uno di loro, contrariato per aver perso, scagliò un sasso contro la facciata e colpì l'affresco di una Madonna del Latte dipinto sopra l'ingresso. Il mattino seguente, racconta la tradizione, dalla fronte dell'immagine cominciò a sgorgare sangue, e il fenomeno proseguì per circa venti giorni.

L'evento fu messo per iscritto pochi giorni dopo dal podestà della valle, in un documento sottoscritto da notai, e attirò subito pellegrini da tutta la zona. Da allora la devozione alla Madonna del Sangue non si è mai interrotta. Le reliquie legate al prodigio, tra cui un'ampolla con il sangue e i panni che lo raccolsero, sono conservate nel santuario.

Dalla chiesetta alla basilica

La storia architettonica di Re è quella di una piccola chiesa diventata sempre più grande per accogliere i fedeli. Alla fine del Cinquecento il vescovo di Novara Carlo Bascapè diede nuove norme per la custodia dell'immagine e delle reliquie e sollecitò la costruzione di una chiesa più ampia, realizzata nei primi decenni del Seicento.

L'edificio che domina oggi il paese è invece novecentesco: progettato dall'architetto bolognese Edoardo Collamarini in stile neobizantino, fu iniziato nel 1922 e consacrato nel 1958, anno in cui ottenne anche il titolo di basilica minore. È costruito in pietra locale, ha tre navate e una cupola alta 51 metri; le vetrate sono opera di padre Costantino Ruggeri. La particolarità è che la nuova basilica si innesta sulla chiesa antica, dove l'affresco della Madonna resta visibile al suo posto.

Le celebrazioni di fine aprile

Ogni anno la ricorrenza del prodigio si celebra tra il 29 aprile e il 1° maggio. Il giorno principale è il 29 aprile, quando la basilica e la chiesa antica si riempiono di fedeli per la Messa del Miracolo, celebrata secondo un'antica consuetudine nel pomeriggio e spesso presieduta dal vescovo di Novara. Nei giorni precedenti si tiene una novena di preparazione.

Fanno parte della tradizione anche i pellegrinaggi a piedi: quello storico parte da Domodossola, e negli ultimi anni c'è chi arriva camminando dalla Valle Cannobina, partendo da Cannobio all'alba. Nelle celebrazioni dei primi di maggio si svolge in alcuni anni la processione con la reliquia del sangue.

Le altre ricorrenze dell'anno

Il calendario del santuario non si esaurisce in aprile. Tra gli appuntamenti ricorrenti ci sono la festa di San Maurizio, patrono di Re, a metà gennaio; il ricordo della consacrazione della basilica, la prima domenica di agosto; e la festa dei bambini, la seconda domenica di ottobre. Programmi e orari delle funzioni vengono pubblicati di anno in anno dal santuario e dalla Diocesi di Novara: consultateli prima di partire.

Visitare Re con rispetto

Re è un luogo di preghiera prima che una meta turistica. Durante le celebrazioni l'afflusso è notevole: se vi interessa soprattutto l'architettura, scegliete un giorno feriale, quando potete osservare con calma la cupola, le vetrate e l'antica chiesa con l'affresco. Abbinare la visita a una passeggiata nei paesi vicini è facile: trovate idee nella nostra pagina sulla Valle Vigezzo, la valle dei pittori.

Chi soggiorna a Santa Maria Maggiore ha il santuario praticamente dietro l'angolo. A fine aprile la valle si risveglia dall'inverno, i prati tornano verdi e le giornate si allungano: un buon momento per una pausa in appartamento, con la possibilità di unire la festa di Re a escursioni e visite nei dintorni.

Dormire nel borgo della festa

Dal centro di Santa Maria Maggiore le vie del paese si raggiungono a piedi: dopo la giornata in piazza si torna in un appartamento indipendente, caldo e accogliente.